Il tartufo

Un particolare sistema in Italia è quello legato alla raccolta dei tartufi spontanei. Questi godono di una condizione particolare in quanto sono considerati dal Codice civile come “res nullius”, che significa che non appartengono a nessuno se non a chi li trova e raccoglie e non al proprietario del terreno, purché non si tratti di un terreno coltivato.

La raccolta del tartufo da tartufaie naturali è diffusa in quasi tutte le regione italiane e Umbria e Abruzzo sono le maggiori produttrici. L’Albese ed il Senese per il tartufo bianco pregiato, Norcia per il tartufo nero pregiato sono alcune tra le più conosciute aree di produzione.

Recentemente in Italia, come in Francia e Spagna (vedi paragrafo 1.7.1), si è sviluppata la coltivazione di tartufaie tramite l’impianto di piante simbionti micorrizate. Nonostante i numerosi tentativi la coltivazione del Tuber magnatum Pico, il tartufo bianco pregiato, ha avuto scarso successo. Risultati più incoraggianti, seppure con un altro grado di aleatorietà, hanno garantito impianti con piante micorrizate con tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.), ma anche con lo scorzone (Tuber aestivum Vittad.). Le piante simbionti utilizzate per gli impianti sono in genere quercia (roverella, farnia, leccio, cerro) carpino nero e nocciolo.

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