SAF nell’europa Centrale, Pannonica e Alpina

Germania

In Germania l’agricoltura di sussistenza era fortemente legata a sistemi agroforestali. Fin dall’antichità il pascolo in bosco era molto diffuso e, soprattutto nel Medioevo era di notevole importanza l’allevamento suino in bosco e la conservazione di grandi esemplari di querce da ghiande. In un sistema impostato sull’agricoltura famigliare, le aree interessate da questo tipo di utilizzazione erano quelle più periferiche rispetto all’abitazione ed erano generalmente di proprietà comunitaria. La riforma agraria nel IX secolo suddivise e assegnò tali proprietà a privati e pose fine a gran parte dei sistemi silvopastorali comunitari tradizionali; quella dei Commons della Foresta Nera rappresenta un’eccezione che si è conservata fino ad oggi. Tale riforma si accompagnò alla diffusione di nuove forme di gestione spesso imposte con la forza. Da questo periodo in avanti il pascolo in bosco è stato proibito o quantomeno fortemente limitato in gran parte della Germania e ancora oggi risulta impopolare e raramente incentivato dalle istituzioni pubbliche. Solamente nella zona Alpina della Baviera i pascoli arborati conservano una certa importanza legata al pascolo stagionale estivo. (Luick R. 2009)

Il ritorno a questa pratica in epoca recente è stato ostacolato da studi (Schwab 1982) volti a dimostrare l’impatto negativo del pascolo arborato estensivo, in particolare sulla rinnovazione. Questi studi sono oggi messi in dubbio per l’impostazione scorretta nella scelta delle aree e dei carichi e per  il mancato calcolo dell’effetto sulla rinnovazione dovuto ai selvatici. (Luick R. 2009)

In alternativa al pascolo sono state così introdotte tecniche gestionali come lo sfalcio o il semplice ritorno spontaneo al bosco, favorendo così la perdita di habitat unici caratterizzati da un’altissima eterogeneità spaziale e alta componente ecotonale. Questi habitat sono purtroppo scarsamente presi in considerazione dalla stessa Direttiva Habitat dell’UE.

Un altro sistema agroforestale tradizionale in Germania è lo Streoubst. Si tratta di alberi da frutto ad alto fusto di differenti specie, varietà appartenenti a diverse classi di età, sparsi irregolarmente su coltivi prati e pascoli. Si possono distinguere una forma silvoarabile (Streoubstacker) e una silvopastorale (Streoubstwiesen).

Nell’est della Germania esistono tuttora Streoubstacker ancora praticati da alcuni agricoltori che sotto alberi di ciliegio prevedono la coltivazione di barbabietola ma anche di erba medica patate e avena, ed è documenta anche la coltivazione dell’asparago. In genere si tratta di piccoli appezzamenti, massimo 1 ha di estensione, coltivati in maniera più intensiva rispetto agli Streoubstwiesen. In questi ultimi le principali varietà frutticole sono: pero, melo, ciliegio e prugno, che in genere non vengono consumati direttamente ma utilizzati per la produzione di sidro, grappa, frutta secca. Le piante sono ad alto fusto, la loro densità varia tra le 70 e le 100 piante ad ettaro. Le piante sono potate ogni 2-3 anni e i prati falciati o pascolati 1-2 volte l’anno.

Molte antiche varietà sono conservate in situ in questi impianti che, anche per questa ragione, sono oggetto di sempre maggiore attenzione da parte di istituzioni e organizzazioni non governative (Paris P. 2002)

Svizzera

Come nel caso dei prati arborati nelle Alpi della Baviera anche in Svizzera troviamo sistemi silvopastorali di tipo tradizionale. Si tratta di sistemi naturaliformi diffusi in particolare nella regione del Jura. Qui il pascolo è principalmente ovino, ma in alcuni casi possono predominare gli equini. La densità di carico varia tra 0,5 e 1,5 UBA/ha.

Le tipologie di formazione variano da pascoli aperti con copertura arborea inferiore all’ 1% e pascoli scarsamente arborati (1-20%) con alberi sparsi in una matrice pascoliva a pascoli densamente arborati (20-70%), dove gli alberi sono aggregati a macchie e gruppi e infine le foreste pascolate più del 70% di copertura (Buttler A 2009). Le specie arboree che si incontrano sono in particolare dei generi  Abies, Picea, Acer e Fagus.

La maggior parte dei pascoli sono gestiti con il metodo del pascolo turnato che garantisce l’ottimizzazione dell’uso della risorsa. A volte, per mantenere i pascoli, vengono rimossi meccanicamente o chimicamente i cespugli e altre erbe indesiderate. Questi ambienti conservano al loro interno un’alta biodiversità grazie alla loro struttura eterogenea, le cui caratteristiche son difficilmente descrivibili tramite semplici indici. Un’indicazione è comunque stata data da Gillet et al. per i pascoli arborati subalpini dove è stata rilevata un massimo di ricchezza di specie quando la copertura arborea si aggira attorno al 30 %. (Gillet et al 1999)

Siccome la rinnovazione arborea è di tipo naturale, anche qui molti studi sono volti a comprendere le dinamiche che portano all’affermazione della rinnovazione. In particolare emerge che le conifere, essendo meno apprezzate, hanno maggior possibilità di affermarsi ma scarse capacità di recupero qualora siano oggetto di pascolo. Il contrario vale per le latifoglie, che sono caratterizzate da una maggiore resilienza. Anche in questo caso l’eterogeneità, in termini di composizione e stadi successionali e il dimensionamento ottimale dei carichi, risultano strategici. (Buttler A 2009)

Slovenia

Anche in Slovenia i principali sistemi agroforestali appartengono alla categoria dei sistemi silvopastorali. La regione del Carso è caratterizzata da pendici ripide o molto sassose, che per la loro marginalità sono state abbandonate e invase dalla boscaglia. La Slovenia è ricca di biodiversità (850 specie endemiche,) ma la semplificazione derivante dall’invasione da parte della foresta può mettere a repentaglio questo patrimonio.

In passato esistevano due forme di gestione silvopastorali. La prima si riscontrava in particolare nel Nord del Carso e consisteva in un sistema di pascolo brado su terreni comuni gestiti localmente. Su questi pascoli i giovani bovini ma anche vacche in lattazione pascolavano libere sotto la copertura di esemplari sparsi di abete rosso, abete bianco e faggio. Un altro sistema diffuso nel basso Carso era l’allevamento del tipico stallone di Lipica in pascoli arborati per la costituzione dei quali furono piantati esemplari di rovere in impianti radi. Questa regione era stata in passato quasi del tutto spogliata a causa del sovrasfruttamento. Per questo motivo erano stati condotti ampi riforestamenti di pino nero a cui si sono aggiunte specie decidue spontanee. Ora più del 50% del basso Carso è coperto da foreste che svolgono un importante funzione protettiva nei confronti dei terreni ad uso agricolo.

Recenti studi (Vidrih M. et al. 2009) propongono di introdurre nei pascoli abbandonati impianti radi (50 piante/ha) di specie da legno di qualità (Quercus petrea, Sorbus torminalis, Prunus avium, Sorbus aria) associati al pascolo ovicaprino. Le interazioni positive che ne scaturirebbero sono: il controllo dell’azione del vento in termini di erosione e di evapotraspirazione da parte degli alberi e l’aumento della sostanza organica e della ritenzione idrica favorite dalla lettiera forestale. Nelle zone più elevate le specie forestali potrebbero essere Pinus nigra e Sorbus aucuparia. In questi pascoli un ruolo importante è giocato da macchie di cespugli di nocciolo specie nella stagione estiva. Per calcolare il loro contributo foraggero si è studiata la relazione tra produzioni in kg/100m2 di massa fogliare e diametro alla base e altezza dei cespugli di nocciolo (Vidrih M. et al 2009).

In aree maggiormente soggette all’erosione (ovest della Slovenia) si promuove la diffusione di vegetazione di piccoli collettivi arborei (Prunus avium, Acer pseduoplatanus Corylus avellana) associata a pascolo ovicaprino e bovino. Questi suoli sono particolarmente impoveriti in termini di micro nutrienti. Il manganese ma anche il fosforo si ritrovano in maggiore concentrazione nelle foglie della componente arborea che è in grado di recuperare i minerali da strati più profondi del suolo. Sono stati inoltre studiati la convenienza del pascolo turnato e la sua ottimizzazione nonché la difesa dai grandi predatori che godono in Slovenia di un elevato grado di protezione. Per quest’ultimo aspetto si è in particolare sperimentato l’uso di reti elettriche migliorate per l’addestramento al timore del  lupo nei confronti delle stesse.

In ultimo si possono riportare le esperienze di “out wintering” come metodo per il ripristino di frutteti estensivi diffusi in Slovenia e ora abbandonati.

Ungheria

In Ungheria esiste, come nel resto dell’Europa, una lunga storia di silvopastoralismo e di conflitti che hanno causato la proibizione e la scomparsa di attività tradizionali.

Molta attenzione viene oggi data alla creazione di sistemi di barriere frangivento (wind farming) attorno a campi e pascoli per mitigare i forti venti  e la neve da questi trasportata. É stata studiata la composizione specifica di barriere e siepi anche in termini di multifunzionalità. Inoltre sono in atto politiche volte a convertire ampie aree caratterizzate da terreni agricoli scarsamente produttivi in pascoli e boschi dove la progettazione di sistemi silvopastorali potrebbe risultare strategica soprattutto in quelle zone dove esistevano e possono essere recuperate pratiche di pastorizia tradizionale e dove queste possono svolgere funzioni ecosistemiche rilevanti. (Takacs V, Frank N. 2009)

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