SAF nell’Europa Atlantica

Nell’Europa Atlantica ritroviamo i sistemi silvopastorali, in particolare il Montado e le Dehesa per quanto riguarda Spagna e Portogallo, già descritti.

Più in generale possiamo osservare come le zone Mediterranee e quelle Atlantiche ma anche quelle montane, sia Alpine che Pirenaiche, siano legate da rapporti di interdipendenza che si esplicano in particolare nella forma della transumanza e della monticazione, in cui i sistemi silvopastorali estensivi hanno da sempre giocato un ruolo preponderante. La transumanza è un sistema cruciale nel mantenimento di carichi adeguati e per il superamento di periodi stagionali critici ma rischia di scomparire a causa delle mutate condizioni socio economiche che hanno spinto all’intensificazione da un lato e all’abbandono dall’altro.

Nella zona Atlantica (es. Centro della Francia) troviamo sistemi silvoarabili intensivi equivalenti ad una monocoltura intensiva a cui vengono aggiunti alberi. Questi contribuiscono notevolmente a limitare erosione e run off di nitrati (Palma et al. 2007,) ma certamente non svolgono la stessa funzione ecologica svolta dai sistemi agrosilvopastorali estensivi tradizionali.

Uno studio condotto In Galizia (Nord Ovest della Spagna) ha dimostrato una significativa maggiore presenza di semenzali e di rinnovazione affermata di farnia in zone aperte pascolate rispetto ad aree con vegetazione più alta e non pascolata e cespugli (McEvoy et al. 2006a).

 I carichi e il sistema di gestione (pascolo continuo o turnato) risultano importanti nel condizionare la quantità di luce che raggiunge il suolo favorendo la rinnovazione forestale e la crescita dei semenzali (Mc Evoy et al 2006b)

Olanda

In Olanda le attività agricole hanno progressivamente portato al quasi completo degrado delle foreste originarie. Come in molte altre nazioni europee nella prima metà del secolo scorso (1938), per conservare le poco foreste rimaste, è stato proibito il pascolo in bosco. Dal 1970 il pascolo in bosco è stato reintrodotto e utilizzato come misura specifica per migliorare il valore naturale dei boschi e la biodiversità (Oosterbaan A. 2009) e per favorire la rinnovazione naturale (diminuzione  dell’accumulo di lettiera). A questo scopo i carichi sono mantenuti molto bassi, anche se bisogna considerare che le aree forestali sono costituite da un mosaico di zone boscate, zone a brughiera e radure. I carichi stagionali sono di circa 0,3-0,4 LSU/ha che si riducono a 0,03-0,1 LSU/ha per i carichi annuali. É praticato sia il pascolo stagionale che quello annuale.

Un sistema agroforestale piuttosto diffuso nel XX secolo era il frutteto ad alto fusto inerbito e pascolato da vacche, pecore, ponies e anche suini (per esempio sotto alberi di prugne). Le principali specie utilizzate erano pero, melo e ciliegio. Il numero di piante ad ettaro si aggirava tra le 50 e le 150. Dal 1970, questi sono stati sostituiti da frutteti intensivi con piante più numerose e piccole che rendono difficile la gestione del pascolo animale. L’unica eccezione è costituita dall’allevamento avicolo.

Recentemente sono stati condotti esperimenti volti a ricercare metodi alternativi di coltivazione più rispettosi dell’ambiente con particolare attenzione ai sistemi agroforestali e multifunzionali.

In questi programmi sono state selezionate alcune varietà di Noce a duplice attitudine particolarmente adatti alla coltivazione biologica (varietà Dionym e Amphyon) di cui è stata sperimentata la consociazione con il Nocciolo e l’Olivello spinoso.

Altri sistema sono quello della produzione di pioppo per stuzzicadenti (100-200 piante ad ha) associato al pascolo bovino e i sistemi ad Alnus glutinosa nei pressi delle zone allagate. Questi ultimi sono costituti da dense file di alberi di Ontano tra le quali viene praticato il pascolo bovino o lo sfalcio. D’inverno le piante vengono potate verticalmente per farne legna da ardere o abbattute (i turni sono di 25 anni). L’effetto miglioratore dell’ontano si presume influisca positivamente sulla crescita dell’erba.

In particolare per quanto riguarda i sistemi silvopastorali è stato studiato il loro uso per la creazione di aree ad alto valore paesaggistico specie nelle aree peri urbane. Infatti zone con spazi semiaperti ben definite, ma che variano nello spazio, facili da attraversare, con aspetto naturaliforme e con presenza di specchi e corsi d’acqua attraggono e incuriosiscono i visitatori. (Van den Berg 2003).

Francia

Nella regione Atlantica della Francia troviamo SAF di tipo tradizionale chiamati Pré verger. Anche in questo caso si tratta di sistemi definibili come agrosilvopastorali in cui la componente arborea è costituita da alberi da frutto spesso a duplice attitudine (multipurpose trees).

I più diffusi in particolare in Normandia sono i sistemi con melo ad alto fusto per la produzione di sidro e di legno di qualità (il toppo di base a fine turno) associati al pascolo. Tradizionalmente almeno nei primi anni erano praticate colture annuali. Al posto o assieme al melo possiamo trovare il noce il pero il ciliegio e il prugno. Esistono diverse varianti in particolare rispetto alla disposizione delle piante che può essere sul perimetro del prato, in file, lungo le strade (molto diffuso in Alsazia), sparsi su tutto o su di una parte dell’appezzamento, ecc.

 Il numero di piante/ha varia tra le 40 e le 80. Negli ultimi 60 anni i Prè verger in Francia sono calati del 68%, ma realizzano ancora il 60% della produzione nazionale di mele da Sidro. Questi SAF si trovano nelle regioni Atlantiche ma anche in altre regioni della Francia a clima maggiormente continentale (Alsazia, Lorena, Rodano-Alpi). In particolare, una versione più recente e a carattere più intensivo, prevede la consociazione di Noce a duplice attitudine con colture annuali. Lo stesso dicasi per la coltivazione del pioppo con varie colture agrarie nelle interfile, sviluppata già a partire dal XVIII secolo. (Paris P. 2002)

Irlanda

Il Nord dell’Irlanda è la zona con minor copertura arborea in Europa (copertura arborea totale 6% contro una media europea del 31% e del 10% per l’intera Irlanda). Il principale uso del suolo è l’allevamento zootecnico intensivo, uso favorito dal clima atlantico. Questa forma di produzione si è però rilevata di elevato impatto ambientale, in particolare sulla biodiversità e in termini di inquinamento da nitrati. In maniera simile a quanto visto per l’Olanda, qui sono state ricercate forme di gestione che rispondano maggiormente a criteri ecologici e si sono studiate politiche per la loro incentivazione. Anche in questo caso si è puntato alla promozione di sistemi di tipo silvopastorale. In particolare è stato studiato l’impatto positivo sulla biodiversità ottenuto dall’inserimento di una componente arborea costituita da aceri, farnie, pioppi in pascoli aperti. Nelle particelle sperimentali si è osservato un aumento della biodiversità di micro e meso fauna (aracnidi, coleotteri, uccelli ecc.) (McAdam JH, McEvoy 2009).

Dai risultati di una sperimentazione condotta dal Silvopastoral National Network nel Regno Unito è emerso che la presenza di alberi tende ad accelerare il processo di successione naturale verso un pascolo con una maggiore varietà floristica (MCAdam 2000)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...