I prodotti forestali non legnosi

I prodotti non legnosi del bosco sono anche definiti in ambito internazionale come Non Wood Forest Product.

La definizione di Non Wood Forest Product (NWFP) utilizzata dalla FAO (Chandrasekharan, C. 1995 FAO)  è  la seguente: “I NWFP  includono tutti i prodotti di origine biologica, compresi i servizi, derivati dalla foresta o qualsiasi altra superficie di suolo con un uso simile, escluso il legno in ogni sua forma”.

Non si tratta quindi di un tipo di sistema agroforestale, ma piuttosto di una serie di beni che gli ecosistemi forestali offrono naturalmente e che sono da sempre raccolti e utilizzati dall’uomo.

La FAO nel 1995 stimava che circa l’80 % della popolazione dei paesi del sud del mondo dipendeva per i bisogni primari alimentari e di salute dai NWFP. Diversi milioni di persone appartenenti a popolazioni tribali e a comunità indigene dipendono da questi prodotti per il raggiungimento dei loro bisogni di consumo di sussistenza e come fonte di reddito.

I NWFP quindi hanno un ruolo fondamentale per la sicurezza alimentare, all’interno di una agricoltura di tipo famigliare, svolgendo una funzione complementare alle produzioni agricole, specialmente nei periodi critici dovuti alla stagionalità.  Sono inoltre una importante componente dell’identità locale nel sud come nel nord del mondo (vedi l’esempio del Trifulè nella zona oggetto del presente lavoro). In molti paesi i NWFP costituiscono un’importante componente delle esportazioni di prodotti di origine forestale.

Molti NWFP sono spesso associati ad usi tradizionali sconosciuti ai più e sono legati a condizioni  di povertà e di sussistenza.

Le attività legate a questi prodotti hanno luogo in gran parte su scala famigliare, per lo più al di fuori dai circuiti dei mercati convenzionali, facendo parte del settore informale e non organizzato. Per questo motivo sono spesso ignorati dalla pianificazione e non viene registrata la loro importanza locale. In genere esistono poche informazioni sulla loro disponibilità. Essendo considerati di minore importanza, quasi nessuna attenzione è stata data a questi in termini di inventariazione, gestione e conservazione e relative ricerche.

Il principale aspetto gestionale per questo genere di sistemi è la loro regolamentazione. Questi sistemi sono spesso gestiti come risorse comuni e a scopo di sussistenza. Quando tali risorse acquistano valore di mercato possono sopravvenire problemi di sovrasfruttamento, che mettono in crisi la sostenibilità economica ed ecologica del sistema.

“As NWFP resources become more valuable with commercialisation, the poorer sections would tend to get excluded due to increased competition for the resource, interference of influential middlemen and entry of new business interests(…). The collectors of NWFPs are often exploited by middlemen who control access to the market, or by those who control access to the resource. Thus the millions of NWFP collectors have no adequate incentive for practising properly controlled and sustainable harvesting.” (FAO 1995)

Considerato che di fatto o per legge tali prodotti sono di proprietà collettiva e quindi disponibili per chi li raccoglie, nonostante il prodotto sia sottopagato e le condizioni di lavoro inadeguate e/o pericolose, i proventi della vendita possono risultare elevati quantomeno se rapportati alle ore di lavoro impiegate nella raccolta e a possibili altre fonti di reddito.  Emblematico è il caso dei raccoglitori illegali di cuori di palma in Brasile.

Nella migliore delle ipotesi sono le comunità stesse ad autoregolarsi, codificando il loro sistema di gestione del territorio. Per esempio la Confederazione delle popolazioni indigene del bacino del Rio delle Amazzoni (COICA), che consiste in più di 400 organizzazioni indigene, rappresentando circa quattro milioni di abitanti della regione Amazzonica, ha stilato un piano per la Conservazione e lo Sviluppo dell’Amazzonia basato sui sistemi locali. Questo piano considera i NWFP come il principale elemento per lo sviluppo sostenibile. (FAO 1995)

Quando non sono le stesse comunità locali ad autoregolarsi, l’intervento dello stato risulta decisivo nel porre limiti e regole per lo sfruttamento di tale importanti risorse che tengano conto di aspetti ecologici quali la protezione di specie in via d’estinzione, etici  (per esempio per la caccia) e sociali. Questo è dovuto anche al fatto che spesso i NWFP sono tra le poche risorse a non ricadere nelle logiche della proprietà individuale, benché quest’ultima possa entrarvi in conflitto.

La regolazione non deve però limitarsi al mero controllo e conservazione. In molti paesi la legislazione forestale esistente è soprattutto orientata al controllo e non favorisce  lo sviluppo sostenibile di tali risorse.

“forestry regulations…do not adequately address key issues such as tenurial rights, access to resources, financial incentive systems, credit mechanisms, decentralisation of resource management, involvement of local communities and private sector in NWFPs development, protection from exploitative trade relations, intellectual property rights on resource information, contractual negotiations, and sectoral structure related to production, processing and trade. Improved and comprehensive legislation and regulations are needed regarding all aspects of NWFPs.” (FAO 1995)

Nel 1995 la FAO ha promosso una consultazione internazionale sul tema dei NWFP. Dalla  consultazione emerge quanto sia ritenuto pericoloso il pianificatore che tiene conto solamente dei vantaggi in termini di reddito che i NWFP possono generare. Per valutarne la fattibilità di lungo periodo è necessario tenere conto dell’impatto che questi hanno sull’intero sistema socioeconomico in cui si sviluppano. Per questo è stata sottolineata l’importanza di salvaguardare gli interessi delle comunità locali.

“It needs to be appreciated that communities sometimes value the social and cultural importance of certain NWFPs more highly than their economic value.” (FAO 1995)

La consultazione sottolinea in particolare, fra le strategie di azione per lo sviluppo dei NWFP, la partecipazione organizzata della popolazione.

“Organised and collective approach (e.g. cooperatives/cooperative networks) in developing NWFP enterprises involving collection/production of raw material, processing, and marketing will help to provide bargaining strength, acquire improved technology and information, generate local entrepreneurship and support empowerment of the people.” (FAO 1995)

“As appropriate and feasible, national policy-makers, planners, NGOs, private sector institutions and others concerned should take advantage of the existing local knowledge and promote active community participation in NWFP activities including design of management plans, establishment of value adding enterprises, identifying research needs, etc.”

In condizioni naturali i prodotti non legnosi possono essere gestiti assieme a quelli legnosi in maniera integrata, aumentando così la produttività complessiva. NWPP possono essere raccolti rispettando criteri di sostenibilità e senza causare danni agli ecosistemi, sono perciò environment friendly. Spesso hanno un valore elevato per peso o volume. È stato riportato che in alcune foreste brasiliane una tonnellata di prodotti non legnosi generano un valore monetario equivalente a 35 tonnellate di legno (FAO 1995). Con un sistema di gestione adeguato sono compatibili con la conservazione della biodiversità. Inoltre i prodotti non legnosi sono strettamente legati e complementari ad attività a carattere ambientale e di sviluppo sostenibile.

La consultazione della Fao del 1995, nonostante siano passati diversi anni, è di estrema attualità. I suoi risultati indicano chiaramente come strategia essenziale la gestione integrata e multifunzionale delle risorse forestali secondo un approccio olistico ed ecosistemico, in grado di garantire i servizi offerti dalla foresta e i suoi prodotti sia legnosi che non legnosi.

Le scienze forestali hanno sviluppato e rifinito tecniche selvicolturali per la gestione delle foreste. Questi sistemi sono stati pensati in particolare per massimizzare la produzione del legno commerciale, soprattutto per quanto riguarda le foreste tropicali. In Europa molta attenzione è stata data alla funzione protettiva ed ecologica del bosco. Al contrario tecniche selvicolturali per aumentare la produzione di NWFP, come frutti selvatici, noci, funghi, estratti vegetali che possono essere raccolti senza effetti distruttivi e in combinazione con il legno, hanno ricevuto poca attenzione.

Molte comunità indigene e comunità locali, in particolare nei paesi tropicali, hanno sviluppato loro forme di selvicoltura per la valorizzazione dei NWFP che sarebbe interessante studiare e prendere come esempio. Anche le tecniche della tradizione rurale europea possono dare sorprendenti stimoli e spunti di progettazione. Questi sistemi sono stati poco studiati per lo scarso interesse economico e per la loro relativa invisibilità o per la loro progressiva scomparsa e sostituzione con produzioni di tipo intensivo. Tali pratiche unite alle più avanzate tecniche selvicolturali possono dare un’importante contributo per la progettazione e la messa a punto di innovativi sistemi per la gestione dei prodotti non forestali e in particolare per la progettazione di sistemi agroforestali.

 

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