Il territorio e le comunità

Con il termine territorio intendiamo una complessa interazione tra ambiente, caratteri fisici dei luoghi, storia, organizzazione degli insediamenti e delle attività economiche, di cui è difficile, quanto sterile scindere le diverse componenti, specie quando se ne vuole immaginare e progettare la gestione attiva.

Risulta però evidente che in un territorio, in particolare in quello rurale, esistono due principali driving forces: la popolazione e la componente naturale. Questa suddivisione risulta necessaria, soprattutto perché queste due forze hanno spesso spinto in differenti direzioni o comunque verso diversi equilibri.

In particolare la componente naturale risulta completamente subordinata, laddove l’uomo, grazie alla enorme disponibilità di energia fossile, è in grado di controllare le condizioni locali e i fattori limitanti. Dove queste risultano non realisticamente modificabili, ad esempio per acclività, esposizione, accessibilità, la tendenza al contrario è l’abbandono delle risorse alle dinamiche naturali, rinunciando al loro governo e valorizzazione.

Questo è tanto più vero in quanto anche I fenomeno locali sono effetto di dinamiche relative alla popolazione di aree estese, fino al coinvolgimento di fenomeni a scala globale.

Si potrebbe osservare che la popolazione locale, essendo maggiormente legata  al sistema territoriale di riferimento, ne percepisce direttamente e maggiormente i condizionamenti, i limiti e anche la necessità di conservarne ed accrescerne risorse ed opportunità. Se un tempo tale percezione era sufficiente a garantire una gestione duratura (quantomeno a medio termine) del territorio, oggi è necessaria una maggiore consapevolezza per non incorrere in situazioni difficilmente reversibili se non disastrose.

Questa consapevolezza consiste da un lato nella conoscenza degli effetti dell’azione umana sul territorio a breve, medio e lungo periodo, ma anche nella percezione del singolo come parte di una comunità, che abita e vive un determinato territorio e delle responsabilità individuali e collettive che ne conseguono.

Se una comunità possiede questa consapevolezza, pastorizia, agricoltura e selvicoltura dovranno rispondere all’esigenza di miglioramento del territorio sia in termini di equilibrio dell’ecosistema e sia di capacità di rispondere nel tempo ai bisogni reali della comunità. In realtà si vuole esprimere la convinzione che la risposta ai bisogni, sia durevolmente garantita proprio grazie al conseguimento della funzionalità ed equilibrio dell’agroecosistema .

Se esistono i presupposti sopra citati è quindi necessario ricercare, illustrare e dimostrare la funzionalità e l’economicità delle scelte tecniche, quali l’introduzione di una coltura o di un allevamento, o ancora delle modalità di governo del bosco. Si tratta di un compito affidato ai tecnici e alle istituzioni di ricerca e formazione, ma anche all’esperienza e all’osservazione quotidiana degli operatori.

Prendiamo il caso della pastorizia in zone montane e collinari.

Sarà senz’altro necessario dimostrare come il pascolo possa svolgere in maniera efficace la funzione di controllo della componente vegetale e della fertilità dei suoli, e la sua maggiore efficienza rispetto ad altri metodi, quali quelli che si avvalgono per esempio di mezzi meccanici.

Questo è un passo importante ma non sufficiente. Un elemento imprescindibile è infatti la consapevolezza da parte della comunità che non solo il pastore non può pagare per gestire e migliorare la terra, ma che semmai è la comunità a dover sostenere il pastore, chiaramente non a fondo perduto, ma ad esempio tramite il consumo dei suoi prodotti al giusto prezzo.

Se esiste, come probabile una grande frammentazione fondiaria, è fondamentale che l’Amministrazione locale si muova in maniera tale da permettere forme di gestione associate, facendo essa stessa da garante e promuovendo la pianificazione e il monitoraggio di tale attività.

Questi sono i presupposti per un economia di scambio reale, dove però sono ben chiare e definite le parti e dove il pastore entra a pieno titolo e con un ruolo di rilievo all’interno di una comunità.

A conclusione di queste prime considerazioni la domanda è: esistono ancora comunità o è possibile facilitare la creazione di una coscienza comunitaria là dove non c’è?

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