Uno sguardo nel tempo – Intervista a Luigi Baroetto

Intervista a Luigi Baroetto, depositario della storia di Lauriano e appassionato promotore dell’anima del paese.

Quanti abitanti ha il comune di Lauriano?

Circa 1500 abitanti.

Si è mai spopolato il comune di Lauriano?

C’è più o meno stato sempre lo stesso numero di abitanti, anche se andavano a lavorare a fuori tornavano a dormire a Lauriano. C’era la ferrovia Torino – Asti, sospesa nel 2013. L’hanno aperta nel 1912. Mio padre è partito  per la Libia e non c’era ancora la ferrovia. Finita la seconda guerra ci saranno stati cinquanta tra laurianesi e piazzesi che facevano tutti i giorni su e giù.

Quando il territorio è iniziato ad essere in stato di abbandono?

I nostri vecchi avevano tutti un pezzo di terra al Romitorio, perché in primavera si seminavano i piselli per andarli a vendere a Chivasso. Un sacco di piselli in bicicletta fino a Chivasso, ci andava mezzora, era pesante il sacco. C’è chi aveva anche dell’insalata. A marzo la stagione era più avanti di adesso. A San Giuseppe c’erano già i piselli alti, adesso chi li semina ancora?! C’è ancora qualcuno a Casalborgone, è il centro dei piselli. Invece la collina del Romitorio adesso è un peccato che si tenga così…

A parte la strada provinciale asfaltata c’erano una volta dei sentieri che collegavano Lauriano a Piazzo?

C’era un sentiero che tagliava tutte le curve (i giretti) che fa adesso la provinciale. Adesso non c’è più niente. ll postino di Piazzo andava e veniva tutti i giorni da quei sentieri.

Ci sono tanti giovani qua tra Lauriano e Piazzo?

Qua abbiamo la Luxottica, il caseificio, ma qua in paese non c’è lavoro, tanti giovani vanno lavorare ancora adesso fino a Settimo e Torino. I giovani forse per la crisi stanno tornando alla terra. E’ un’opportunità per il territorio. Però ad esempio piccole colture di frutti e orti. Bisogna vedere se si può investire sul km zero. Bisognerebbe spingere a comprare la frutta e verdura di stagione. Una volta di inverno si mangiavano al massimo le mele come frutta. Bisogna essere intelligenti e accedere ai fondi dell’Unione Europea.

Su al Piazzo c’è carenza di acqua?

Una volta i vecchi conoscevano le vene dell’acqua, per sapere dove scavare. Nella collina devi conoscere dove c’è la vena. Qua in pianura è diverso, dove scavi viene su l’acqua del Po.

Qual’era la condizione di vita di un mezzadro?

Mio nonno e mio padre hanno preso una cascina da mezzadri per sessant’anni. Si dava tutto a metà al padrone, anche i polli, il latte, il grano. E avevano anche altri servizi da fare al padrone, ad esempio mio padre tutte le domeniche mattina andava a spazzare il cortile del proprietario, e poi lo doveva aiutare a fare la legna.

C’erano grandi proprietari? E piccoli?

Ci saranno stati sei o sette grandi proprietari. Di piccoli proprietari ce n’erano proprio pochi, li chiamavano particolari, avevano sette o otto giornate di terra.

Lei sa coltivare un po’?

Sì, noi facevamo granoturco, e tenevamo delle vigne qua sulla collina del Romitorio. Veniva fuori del vino da pasto, del barbera da pasto. A Piazzo si fa del vino migliore. Qua avevamo un sindaco che si era fissato per promuovere il doc di Piazzo. Quando facevamo il vino qua noi, non tutte le annate il vino era buono. Il contadino si diceva scarpe grosse e cervello fino. Il vino migliore veniva messo in una botte a parte, con le doghe spesse, strette da catene, questo vino qua era alto di grado, e veniva usato da mischiare all’altro con meno gradazione.

Secondo lei, Lauriano e Piazzo di che cosa hanno bisogno? Quali opportunità per i giovani?

Secondo me e secondo tanti bisognerebbe pulire queste colline. Ai miei tempi queste colline erano tutte coltivate. Bisognerebbe farci della frutta, pesche, melograno. Queste colline adesso fanno pena… Solo che bisogna vedere, perché è fatica e impegno, bisognerebbe che ci fosse anche la resa, che lo stato venisse incontro a questi percorsi, che li incentivasse. E bisognerà gestire questi terreni in maniera che possa valer la pena l’investimento, quindi su una superficie un po’ estesa.

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