Potenzialità del tartufo nel territorio di Piazzo e dintorni

Durante gli incontri  per la creazione dell’associazione fondiaria e in diversi colloqui con i singoli proprietari è stata spesso citata la tipicità della produzione tartufigena nel territorio di Piazzo. La festa del Tartufo organizzata dalla Pro Loco, i diversi impianti di pioppo, tiglio, nocciolo, roverella sperimentati sia dal comune che da diversi proprietari , sono tentativi di valorizzare, incrementare e sfruttare le potenzialità di tale risorsa.

Gli studi sviluppati dai tecnici dell’IPLA confermano tale attitudine dovuta alla presenza di suoli carbonatici, a PH alcalino e ben drenati a causa delle elevate pendenze e della tessitura (più grossolana dell’argillosa e più fine della sabbioso-franca).

Sul sito della Regione Piemonte si possono visionare le carte della potenzialità alla produzione del tartufo.

A seguire si riporta un estratto delle carte relativo alla zona collinare intorno a Lauriano. Le carte riguardano le tre principali specie di tartufo. Si può notare come nelle colline attorni a piazzo, per tutte e tre le specie, vi sia un attitudine media.

 Areale nero pregiato Tuber melanosporum Vitt

 areale nero pregiato legenda nero pregiato

areale nero estivo o scorzone Tuber aestivum Vitt

areale nero estivo legenda nero estivo

 areale bianco  Tuber magnatum Pico

areale tartufo bianco   legenda tartufo bianco

Quali sono allora i maggiori impedimenti allo sfruttamento di tali potenzialità?

Uno di questi è senz’altro la scarsa gestione delle tartufaie naturali come degli impianti.

Purtroppo non è sufficiente mettere a dimora le piante (micorrizate o meno). Il contenimento delle infestanti, la regimazione delle acque per evitare ristagni idrici, interventi di diradamento volti ad ottenere un buon equilibrio tra luce e ombreggiamento. Tali attività, un tempo scontate, ora risultano alquanto onerose per il singolo proprietario come per le amministrazioni a causa delle condizioni di sotto utilizzo a fini produttivi di tali territori una volta intensamente sfruttati e coltivati.

Esiste poi il problema dei selvatici, in particolare del cinghiale ormai il vero incontenibile padrone di questi territori (alcuni citano anche il tasso ma in misura assai minore). I danni permanenti alle tartufaie dovuti al rovesciamento delle zolle praticato dai cinghiali sono testimoniati da molti cercatori di tartufo che spesso, nei pressi delle piante tartufigene dove sono avvenuti tali rivoltamenti non ritrovano più il prezioso fungo negli anni a seguire.  Tale problema e senz’altro connesso al precedente in quanto il fattore limitante per tale specie non è tanto costituito dal livello di prelievo (vista l’elevata prolificità) quanto dalla ampiezza della loro nicchia ecologica con particolare riferimento alla aree per la riproduzione e il rifugio.

Per quanto riguarda invece  le pratiche di raccolta tutti i raccoglitori sanno come sia importante richiudere ad arte le buche da cui sono estratti i tartufi ma molti trifulé avanzano dubbi  sull’osservazione sistematica di tale buona pratica da parte dei colleghi. Altre simili incurie da parte di raccoglitori più o meno preparatati portano ad una lenta erosione del patrimonio esistente.

Le risorse pubbliche per il miglioramento non sono moltissime  e vengono in buona parte dai tesseramenti dei raccoglitori (550.ooo euro nel 2013). Le indennità per la conservazione sono un contributo a pioggia che spesso non produce molti effetti concreti se direttamente elargite ai proprietari. Seppur esigue tali indennità diventano invece un elemento di contrattazione rilevante per associazioni come “Trifule e Trifulé” (parlerò di questa associazione in un post dedicato) che stabilisce contratti di comodato gratuito con i proprietari dei terreni in cambio delle cure colturali delle tartufaie controllate (pulizia, diradamenti, impianti ecc.)  e lascia tali indennità ai proprietari spesso integrandole con risorse interne o con costanti opere di diplomazia.

Lo scenario è evidentemente complesso. Questo è senz’altro dovuto alla caratteristica di bene collettivo del tartufo o più precisamente di “Res nullius”, almeno per quanto riguarda i tartufi spontanei. Tale caratteristica costituisce un aspetto essenziale di tale prodotto e della sua tradizione. Non mancano tentativi di regolamentare in qualche maniera il prelievo con modalità simili a quelle adottate per la caccia. L’istituzione di consorzi che vincolano la possibilità di raccolta ai soci, la concentrazione degli investimenti in aree limitate e la recinzione degli impianti, sono soluzioni parziali che in molti casi portano a forti contrasti e tensioni tra i raccoglitori e tra questi e i proprietari.

In conclusione si può osservare che al di la delle lodevoli iniziative del singolo, per raggiungere risultati su vasta scala è necessario intraprendere iniziative in grado di incidere su interi territori agendo su gli elementi sopra citati (fauna, manutenzione del territorio, cultura e preparazione dei raccoglitori, incentivi ecc.), promuovendo iniziative coordinate che perseguano contemporaneamente gli interessi di proprietari dei terreni, raccoglitori, produttori e abitanti.  A tal fine il primo passo resta chiaramente il ritorno ad un pieno controllo da parte delle comunità locali sul proprio territorio e alla progressiva  realizzazione di una gestione attiva e capillare delle risorse agroforestali.

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